Il ritratto della società iraniana attraverso lo sguardo di Ali Asgari
Il ritratto della società iraniana attraverso lo sguardo di Ali Asgari
23 Settembre 2026
Il regista e sceneggiatore iraniano Ali Asgari ha iniziato il suo percorso nel cinema attraverso la realizzazione di cortometraggi, si è affermato nel panorama cinematografico internazionale grazie a opere caratterizzate da uno stile realistico e da una forte attenzione ai problemi sociali dell'Iran contemporaneo. I suoi film sono stati presentati in numerosi festival internazionali e hanno ricevuto diversi riconoscimenti. Tra i suoi cortometraggi più importanti si ricordano More Than Two Hours (2013), presentato al Festival di Cannes, e anche al Camaiore Film Festival l’anno successivo, ottenendo un buon riscontro. In seguito non solo cortometraggi ma anche film veri e propri, inanellendo ottimi critiche nei vari festival internazionali.
"Sono le 3 del mattino. Un ragazzo e una ragazza vagano disperatamente per la città alla ricerca di un ospedale che possa curare la giovane. Quella che dovrebbe essere una normale emergenza medica si trasforma in un'odissea burocratica e morale, poiché le rigide leggi locali e i pregiudizi sociaostacolano il loro accesso alle cure"
Segnaliamo La Bambina Segreta, Kafka a Teheran, Divine Comedy e l’ultissimo Un po’ di luce presentato a Venezia.
Un elemento particolarmente significativo dei suoi film è il rapporto tra individuo e istituzioni. In La bambina segreta, per esempio, racconta la storia di Fereshteh, una giovane studentessa e lavoratrice di Teheran che nasconde ai genitori di avere una figlia di due mesi. Quando i genitori annunciano una visita, Fereshteh, aiutata dall’amica Atefeh, cerca disperatamente qualcuno disposto a tenere la bambina per una notte, ma incontra rifiuti, indifferenza e ostacoli burocratici. Il viaggio attraverso Teheran diventa così un ritratto della società iraniana, caratterizzata da regole rigide, responsabilità legali, autoritarismo e scarsa attenzione alle esigenze individuali. La condizione di Fereshteh, madre non sposata, la rende una sorta di emarginata, costretta a nascondersi e impossibilitata persino a ottenere facilmente i documenti della figlia. Nel corso di una sola giornata, Fereshteh affronta numerose difficoltà che la portano a prendere coscienza della propria situazione. Il viaggio diventa quindi anche un percorso di crescita personale: alla fine la protagonista acquista maggiore consapevolezza e il coraggio di riconoscersi come ragazza, donna e madre. In Kafka a Teheran la struttura episodica permette ad Asgari di costruire un ritratto della società iraniana attraverso diverse situazioni quotidiane, spesso caratterizzate da ironia e tensione. Poi la bravura del regista con Divine Comedy sta anche e soprattutto nel modo in cui riesce a far comunicare la tragica serietà del contesto del regime iraniano, che direziona ogni decisione presa dai due protagonisti, con una comicità tagliente.
Il cinema di Asgari si distingue per la capacità di raccontare situazioni quotidiane apparentemente semplici che diventano progressivamente il riflesso di problemi sociali più ampi. I suoi protagonisti sono spesso persone comuni, costrette a confrontarsi con burocrazia, discriminazioni, povertà, norme sociali e forme di controllo istituzionale. La sua regia evita generalmente il melodramma e preferisce un linguaggio sobrio, realistico e diretto.
Dal punto di vista critico, il cinema di Asgari è interessante soprattutto perché riesce a trasformare piccoli conflitti quotidiani in una riflessione più ampia sulla società. La sua forza risiede nella semplicità della messa in scena e nella capacità di creare tensione senza ricorrere a effetti spettacolari. I suoi film possono però risultare volutamente severi e poco consolatori: l'attenzione quasi costante ai conflitti sociali e alle limitazioni imposte agli individui lascia spesso poco spazio alla leggerezza o alla speranza.
Nel complesso, Ali Asgari rappresenta una voce significativa del cinema iraniano contemporaneo. Attraverso storie minimaliste e personaggi ordinari, costruisce un cinema di osservazione sociale che invita lo spettatore a interrogarsi sul rapporto tra libertà individuale, norme sociali e potere istituzionale.